GERARDO BALESTRIERI
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CANZONI AL CROCICCHIO 2010 Prima si era dilettato di nasi buffi (e la loro scrittura musicale), mentre poi aveva assunto i panni veneziani di un turco napoletano: ora il Balestrieri sforna un disco con i colletti d'astrakan e tanti motivetti tzigani e cuori ingrati. L'ho visto maturare, incontrandolo esattamente 10 anni fa, quando non aveva ancora un disco. Con Canzoni al crocicchio si tocca il terzo vertice di un triangolo (isoscele) in cui la teoria dell'angolo esterno adiacente alla base ci conferma che lui e' ormai da frequentare e (come si dice a Napoli) anche tozzando i nostri calici d'oro, magari in compagnia di Paolo Conte e Vinicio Capossela. Rispetto all'avvocato astigiano, Balestrieri e' molto piu' brioso nella fase di scrittura: se invece paragonato al Capossela, la lotta che Balestrieri intraprende lo vede ben battersi, forte di una tradizione lirica napoletana che lo aiuta spesso.In questo disco nuovo mi sembra entusiasmante nei brani piu' briosi, mentre in quelli languidi (vedi Camera con vista) e' fin troppo decadente ed oscuro, assomigliando ad atmosfere che sicuramente non voleva imitare: il salto definitivo verso la notorieta' (meritata) a questo punto puo' solo avvenire con la frequentazione (artistica ed esecutiva) di un artista anziano, cosi' da non essere vittima di quella fretta che puo' farti generare gattini ciechi, se assurgi i panni di una gatta frettolosa. Si segua la strada segnata da Canzone ingiuriosa, dove la tradizione del XXesimo secolo napoletana (Teresa De Sio ed Eugenio Bennato su tutti) ben si sposa con il sarcasmo e la vena originale che la scrittura del Balestrieri possiede congenita. Dice lo stesso Balestrieri ...La partenza, il viaggio, l'abbandono, ritrovarsi al crocicchio, fradicio con una musica zingara, un ombrello che brucia e nel cappotto un segreto...: tutto questo diventa una tarantella jazzata e swing proprio nel brano in questione, sicuramente il migliore dei 10 presenti in questo nuovo disco. Giancarlo Passarella febbraio '011 Nostra vecchia e gradita conoscenza, il cantautore partenopeo Gerardo Balestrieri torna alla ribalta della scena musicale con la sua terza opera, ´Canzoni al crocicchio´. Così com’era avvenuto per i dischi precedenti (´I nasi buffi e la scrittura musicale´ del 2007 e ´Un turco napoletano a Venezia´ del 2009), anche per il terzo lavoro vengono proposte una manciata d´intriganti canzoni, una raccolta di pezzi vecchi e nuovi scritti di pugno dallo stesso cantautore. Artista poliedrico (musicista, autore e compositore), Balestrieri è un musicista eclettico e originale che non ha niente da invidiare, in fatto di bravura, a nessuno. Notevoli omaggi a quelle culture e a quei misteri che tanto l’hanno sedotto e accompagnato in questi anni in cui ha vissuto ai margini della canzone d’autore, le canzoni di Balestrieri piacciono per la loro varietà sonora. Ascoltare ´Canzoni al crocicchio´ vuol dire perdersi nel tempo e nello spazio musicale attraverso un mix di suoni e ritmi che prendono forma da influenze diverse. Come già marcato nei dischi precedenti, i richiami a una certa impronta cantautoriale italiana (vedi alla voce Conte e Caposella) sono evidenti, ma dalla medesima riesce a distaccarsi, districandosi con eleganza e sfoderando la sua vena poliedrica, variando temi e registri a ogni brani. La capacità di Balestrieri consiste nel riuscire a proiettarti durante l’ascolto in dimensioni musicali parallele, passando da un genere a un altro con gran facilità, lasciandoti pregustare canzoni dai diversi sapori. Piacevole l’inizio spensierato con la ballata swing-jazzata, ´Rouen´, predisponendo, così, il terreno al proseguo del disco, un’opera che, già dall’assaggio, si dimostra di pregevole fattura. Altre prove dell’esperienza cantautoriale di Balestrieri possiamo trovarle nelle impronte ´caposelliane´ di canzoni come ´Casa´ e la title-track o nei tratti di ´contentiana´ memoria di ´Camera con vista´, ma la sorpresa più evidente è rappresentata negli arpeggi latino-americani di ´Puju real´. Perla sintomatica del disco, il singolare brano ´Canzone ingiuriosa´, una ballata incredibilmente alternata su ritmi di taranta con il country e lo swing Alfonso Fanizza, Mescalina dicembre 2010 Gerardo Balestrieri non smentisce neanche questa volta la sua fama di musicista capace di assecondare il fascino delle situazioni per poi trasmetterlo con ...sincerità e generosità all'ascoltatore. Canzoni al crocicchio (Edizione L'Alternativa ALT-010) è un lavoro sospeso tra passato e presente che trova nella fragile commistione tra culture differenti la vivacità necessaria a resistere al passare inesorabile del tempo. I brani di Balestrieri, ammettiamolo, potrebbero benissimo suonare sul vecchio grammofono del nonno e allo stesso tempo scardinare le rigide playlist dell'IPod del nipote. La fumosa Rouen, la title track, la blueseggiante Canzone ingiuriosa, la latina Puju Real (con la chitarra di Peppe Giaquinto che insegue Santana) e l'ellenica Kegome sono lo specchio in cui scrutare le rughe e le abitudini di un artista ancora in grado di stupire e di stupirsi di fronte allo sgorgare delle note. Matteo Ceschi Musica & Dischi novembre 2010 Gerardo Balestrieri è un talento. Nel segno della nota propensione apolide e generosa, si disimpegna tra swing e tarantella, bosforo e latinoamerica, blues e chanson. Incroci e incontri vissuti con naturalezza disarmante, con la competenza di chi ha dovuto riparare mille motori lungo la strada e non c'è ingranaggio di cui non sappia l'incastro. A questo punto però bisogna metterci un però. Perché questo secondo vero album d'inediti oltre un decennio dopo I nasi buffi e la scrittura musicale - considerato che Un turco napoletano a Venezia vedeva in scaletta solo riletture di brani tradizionali - non convince del tutto. Sembra mancare il sale del vissuto, sia pure in guisa di trasfigurazione teatrale (guitta e blasé alla Paolo Conte, che resta tra i riferimenti principali, oppure in punta di delirio à la Vinicio Capossela, che invece non c'entra molto). Forse il problema è che non sai bene dove finisca la calligrafia e inizi il mestiere, un mestiere capace di giocare carte spettacolari (vi basti la taranta-country-swing di Canzone ingiuriosa) ma in qualche modo più incline alla forma (la graziosa Rouen, la frenetica Ormai non provo più gaiezze, la disillusa Canzone al crocicchio) che non all'espressione. Come dire: è più posa che poesia. Sensazione che non cessa neanche con l'avvincente psych-ballad tzigana di Kegome, con la milonga turcomanna di Camera con vista o con quella Casa che prende in prestito il malanimo enigmatico di De André, salvo poi sparagliare tutto con palpitante frenesia balcanica. Uno spettacolo d'arte varia senz'altro gradevole, ovvero avvincente, ma non troppo coinvolgente. Spero d'essermi spiegato. Stefano Solventi, ottobre 2010 "La partenza, il viaggio, l'abbandono, ritrovarsi al crocicchio, fradicio con una musica zingara, un ombrello che brucia e nel cappotto un segreto.” E’ uscito “Canzoni al crocicchio” (L’Alternativa), terzo album di Gerardo Balestrieri, artista eclettico ed originale, capace di muoversi tra musica, teatro, cinema e scrittura, le diverse forme d’arte che conosce molto bene. Il “polistrumentista apolide, compositore e cantautore”, torna sulla scena discografica italiana con un nuovo importante progetto. L’album, prodotto da Luigi Fantini, contiene dieci canzoni che raccontano il presente con uno spirito antico. Un disco di brani vecchi e nuovi come lo è stato l’ottimo " I nasi buffi..."(secondo album dell’anno al Premio Tenco 2007), con omaggi a culture e misteri che hanno accompagnato l’artista in questi anni, ai margini della canzone d'autore. Erzebeth ottobre 2010