GERARDO BALESTRIERI
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QUIZAS 2013 Quizas, pur contenendo soltanto materiale di altri autori rivisitato è in toto un album di Gerardo Balestrieri che si appropria, in modo stupefacente, di detti tasselli musicali del passato rendendoli tout court materiale suo, con il suo dna e la sua impronta. Sicuramente uno dei tributi più “importanti” mai usciti in campo discografico. Come valore intrinseco d’importanza nel nostro paese possiamo citare Gatti randagi, ma li si trattava di artisti vari. Qua è un solo esecutore e musicista che si cimenta e diletta in un tributo/riconoscimento ad ampio spettro/raggio verso spiriti liberi che hanno precedentemente onorato il dio del pentagramma. Diciotto tasselli di insuperabile valore e livello esplicati con una forza, una grazia e anche un rispetto che non ha eguali. Se da questo Premio Tenco dovessimo estrapolare una minima manciata d’opere da consegnare ai posteri ecco Quizas ne sarebbe uno dei, pochi, esempi illuminanti. Balestrieri, al suo quarto album, si cimenta, o si diletta, diremmo mirabilmente, oltre che in italiano ovviamente, anche in francese, spagnolo, greco, inglese e chissà ancora cosa c’è nascosto tra i solchi di questo splendido disco che non abbiam ancora notato. Il Balestrieri, turbine di etnìe, città, movimenti viaggi ed esperienze, per una sua completa stroriografia vi rimandiamo a internet dove in due pagine è esemplificata la sua intensa esistenza artistica, coniuga artisti a lui, a noi, cari, ricoprendoli di una patina luccicante che vive da sola ed esalta cuori, tacchi, orecchie e pance di chi lo ascolta. Per fare qualche nome possiamo citare Renato Carosone, Tom Waits, Paolo Conte, Serge Gainsbourg, De André e almeno altrettanti artisti forse meno noti ma che in questo calderone di una trentina di brani abbarbicati ed attorcigliati l’uno con l’altro danno uno straordinario esempio di multietnicità culturale che raramente avevamo ascoltato a questi livelli nel nostro paese. Dai più nordici Balcani ai più meridionali lidi sudamericani si srotola la geniale impronta che Balestrieri appunto qui riassume raccogliendo e facendo propri gioielli sparsi come trecce al vento che anche i ricci non possono non apprezzare. Tra i dischi dell’anno! Superbo! ( Ronald Stancanelli, Late for the sky ) A Verona, Gerardo Balestrieri si sta costruendo, semplicemente con il passa parola, un nucleo di fan sempre più allargato, «folgorato» dalla bellezza del repertorio di un cantautore atipico, che si distingue per la sua travolgente verve musicale. A novembre aveva debuttato in città con un convincentissimo recital al Manegheto; poche sere fa ha scatenato entusiasmi all'antica trattoria Pero d'Oro, in un'atmosfera intima e familiare che ben si presta all'attitudine espressiva di Balestrieri, una sorta di «Tom Waits da bistrot parigino» rinvigorito da un'intensità interpretativa di marca fortemente mediterranea. Tornerà ancora dalle nostre parti anche l'8 febbraio, alla Fontana di San Pietro Incariano. Avevamo già apprezzato la produzione discografica di questo colto musicista giramondo, e ancor più l'ultimo album Quizàs, ricchissima raccolta di riletture «pescate» qua e là (tanto per capire Balestrieri, laureato in lingue orientali con una tesi davvero singolare e stimolante, che accosta buddismo e bossa nova, nel disco canta in sei diverse lingue) giunta seconda al Tenco 2013 nella categoria dei migliori interpreti. Nell'appropriata intimità del Pero d'Oro, accompagnato dai bravi Giorgio Boffa al contrabbasso e Michela Furin al violino e percussioni, Balestrieri ci ha ancor più impressionato per il suo talento pianistico e, appunto, per la sua forza esecutiva molto coinvolgente senza alleggerire di un grammo il peso specifico delle canzoni scelte. Repertorio vario e bellissimo indicativo dei molteplici amori di Gerardo: Paolo Conte (un'evidente influenza, nei gusti musicali, nel piacere del gioco e della parola esotica o obsoleta), la canzone francese e in particolare Gainsbourg, Tom Waits, (splendide le sue riletture di Jockey Full of Bourbon, In The Neighborhood e Tango 'Til They Sore, tutte da Raindogs), la musica balcanica (molto bella la sua Mousourlou, un classico della canzone greca (Balestrieri ha voluto dedicarla a Giampaolo Rizzetto, per molti anni critico musicale de L'Arena e grande conoscitore della musica greca e balcanica, presente in sala); dunque, per certi suoi gusti Balestrieri potrebbe essere avvicinato a Capossela. A nostro giudizio, tuttavia, rispetto a Vinicio il Nostro dispone di vocalità e musicalità superiori, suona meglio e risulta più credibile, meno «studiato», nelle sue scelte. Beppe Montresor, L' Arena Mescalina Alfonso Fanizza Anche se poco conosciuto, rispetto ad altri suoi colleghi che le mode del momento hanno portato alla ribalta, Gerardo Balestrieri ha dimostrato negli anni di possedere quelle qualità intrinseche del cantautore tout-court e una verve musicale non di poco conto, che lo hanno consacrato sulla scena musicale italiana, tanto da guadagnarsi, anche questo anno, il secondo posto al Premio Tenco, tra i migliori interpreti, con il disco Quizás. Un artista unico nel suo genere: lo dimostrano le interpretazioni che dà a molte delle canzoni appartenenti alla tradizione italiana, e non solo, contenute nel disco, nelle quali basta immergersi, tutto di un fiato, per percepirne le sfumature che il suo estro creativo riesce ad imprimere. D’altra parte, verrebbe spontaneo accostare Balestrieri ad altri cantautori del calibro di Capossela, Mannarino e compagnia bella, se non altro per attitudine musicale, ma dai quali ci permettiamo di isolarlo, perché la sua tempra di cantautore sembrerebbe andare oltre a quella dei colleghi citati, dimostrando carattere e determinazione. L’artista partenopeo è eccezionale nel suo volere rendere omaggio, mescolare, unire e, addirittura, disintegrare la tradizione, giocando molto con le citazioni musicali e attingendo anche dal cinema. Quizás suona in modo unico, è un viaggio nel tempo e nello spazio musicale, propone canzoni che parlano d’ amore, di fuga, d’evasione, sono canzoni appassionanti ed emozionanti. Un disco cantato in sei lingue, eseguito attraverso l’ausilio di svariati strumenti e che abbraccia più generi (folk, blues, swing, western, balkan), trasportandoti nei luoghi più disparati del nostro pianeta. Balestrieri si lascia trasportare dalle sue influenze musicali, e sorprende, sin dalle prime battute, quando ti piazza il medley alternato tra Via con me di Paolo Conte e Tu vuò fa l’americano di Carosone, citando nel tema anche Minor swing di Django Reinhardt. È piacevole, e allo stesso tempo divertente, scovare quelle citazioni di cui parlavamo in precedenza, ma anche assaporare quelli accostamenti musicali che fa tra loro con alcuni brani. Ventisette brani e quindici estratti divisi in diciotto tracce nelle quali Balestrieri si diletta ad interpretare, a suo modo, maestri come Serge Gainsbourg (Le poinçonneur des lilas e Les oubliettes), Tom Waits (Jockey full of bourbon e In the neighborood), ancora Conte (Alle prese con una verde milonga) e Fabrizio De Andrè (Nell’acqua della chiara fontana e Bocca di Rosa). Una Bocca di Rosa deliziosamente accostata a canti popolari come Montemaranese (Irpinia) e Fimmene fimmene (Salento). Dalle tradizioni popolari si avvale anche di quella colombiana (Chambacu), argentina e messicana (Mañana por la mañana/ Cielito lindo), kosovara e rumena. Tra le altre, menzione d’obbligo, anche, per la title – track e il brano Rosamunda, il primo è un canto cubano scritto da Osvaldo Farrés nella quale il nostro cita sia il tema del film Il padrino sia della soap – opera Beautiful, mentre la seconda è una polka, scritta dal compositore ceco Jaromír Vejvoda, e in voga nella Seconda Guerra Mondiale, e accostata come citazione sia al tema di Amarcord sia a La giarrettiera rosa di Paolo Conte. Un disco variopinto, tassello imprescindibile della carriera di uno dei più valenti e stravaganti cantautori/interpreti che il nostro paese possa vantare. Stefano Solventi Gerardo Balestrieri è un pesce di molti mari che ha imparato a camminare sulle terre più sperse, cogliendo i frutti dolci dei crocicchi scuri, guardando il mondo dagli oblò di canzoni popolari che raccontano il trottolare eterno degli incantesimi collettivi. Diversamente dal teatral/circense Capossela, la sua dimensione è la balera, la piazza, la festa danzereccia insomma, dove tutto accade all’ombra di una luminosa rappresentazione. Il suo quarto album Quizàs – col quale tenta di nuovo l’assalto al Tenco dopo due piazzamenti d’onore – è un crogiolo di affetti sonori, un delirio lucido di impasti stilistici, linguistici e compositivi, una sarabanda di cover allestita estraendo dal sacchetto della tombola autori come Conte, De André, Waits, Carosone e Gardel, le cui composizioni si spalmano e si azzuffano in un parco giochi da guitto facinoroso. La dimensione della balera più archetipa che arcaica (archi, piano e fisarmonica, vedi soprattutto nella vibrante A media luz) si lascia marezzare di acidità desertica (come la graffiante Fimmene fimmene in coda a Bocca di rosa), a tratti persino surf (la title track), zompettando con estro swing tirato (la Via con me saldata a Tu vuò fa l’ americano) o addirittura svalvolando con frenesia punk (il ritornello di una peraltro affettuosa Rosamunda). C’è poi la festa mariachi di Magnana, l’oriente più o meno balcanico di Mousourlou, i balcani western della travolgente Tutti i frutti, il french touch malandrino di Les oubliettes, i Calexico spaesati di Piranta e una Perduto amore che districa agra fragranza beat, per non dire del Waits primi anni Ottanta masticato con devota disinvoltura in Jockey Full Of Bourbon e In The Neighborood. Parafrasando l’amatissimo Conte – di cui ci offre una eccellente rilettura di Alle prese con una verde milonga – questo disco sembra lo spettacolo d’arte varia d’uno innamorato della musica fatta per dinoccolare anche, narrare pance, irretire ricci, circumnavigare amori e dissapori. Quel mistero sotto gli occhi di tutti. Quella saggia dolce imprendibile puttana Mentelocale Giovanni Choukhadarian E fra gli interpreti, perché dimenticare Gerardo Balestrieri (Quizas)? Anche Balestrieri lavora sulla commistione: se fa Rosamunda / tu sei la vita per me, ci si sentono assieme la famiglia Casadei e i Clash. Santa la polenta, vogliamo premiare anche la generosità negli intenti? Salvo che, oltre quella, Balestrieri conduce una ricerca seria e lieve sulle forme e i modi della popular music genericamente mediterranea. Se però, con Braudel, Mediterraneo sono tutti i luoghi in cui crescono gli ulivi io, armeno, colgo nelle canzoni del Balestrieri un’aria familiare di duduk. Gianluca Clerici Se potessimo raccontare le strade, i colori, il tempo, le facce e tutte le lingue incontrate lungo un viaggio durato almeno 30 anni che musica sceglieremmo? Beh forse questa è una delle risposte racchiuse in un opera che a detta dei sapienti merita solo il secondo posto come miglior disco del 2013 al Premio Tenco per la sezione interpreti. Cantautore apolide, cantautore del mondo, cantautore che ci racconta in 6 lingue il suo viaggio e il suo modo di stare al mondo. Gerardo Balestrieri ci regala in questo 2013 il suo nuovo lavoro che intitola “Quizas“, pubblicato da Interbeat Records e distribuito da Egea. Un disco che non vuole avere tempo, non vuole avere bandiera di stato, ne un colore specifico. Un disco che non vuole essere altro che il semplice racconto di un viaggio attraverso quelle celebri scritture che hanno contaminato il percorso umano e professionale di Balestrieri, un disco che non è certo destinato ai sottofondi musicali, ai riempitivi da salotto, ad un ascolto casuale e distratto come quello fatto da computer e i-pod. Un lavoro preciso, culturale quanto sociale, geografico quanto storico, letterario quanto poetico. Un viaggio tra le balere, all’inseguimento dell’amore perduto, nell’immaginario di un cinema d’autore, nelle sonorità cosmopolite, in quel meltin pot musicale in cui lo stesso Balestrieri gioca e si diverte a dar voce a strumenti che forse non suonerà mai dal vivo. L’arte della musica al servizio di quella necessità che vuole depurarsi e restituire lo spazio a quei valori che la sufficienza dell’ordinario di oggi ha tralasciato per strada. Il tutto e subito non è una storia che riguarda i grandi viaggiatori di ogni epoca. Balestrieri presenta «Quizàs», girandola di umori e suoni Beppe Montresor Anche se tra gli addetti ai lavori nell'ambito della canzone d'autore italiana il suo nome è noto da più di una decina d'anni, Gerardo Balestrieri non ha ancora conquistato quella popolarità, tra il grande pubblico, che il suo talento certamente, prima o poi, gli porterà. Oggi questo cantautore «apolide» (ha studiato a Napoli, oggi vive a Venezia, ha un passato da busker...) sarà a Verona in due momenti: alle 18,15 nella sede di Radio Popolare (in via Croce Bianca, ingresso libero fino ad esaurimento posti) per un'«intervista musicale» con il direttore artistico del Club Tenco Enrico de Angelis. Alle 20,30 il concerto vero e proprio all'Osteria al Manegheto (Orti di Spagna, San Zeno), in compagnia di Matteo Cancedda alle percussioni e Giorgio Boffa al contrabbasso. Balestrieri proporrà brani dai suoi quattro album: I nasi buffi e la scrittura musicale (2007), Un turco napoletano a Venezia (2009), Canzoni al crocicchio (2010) e soprattutto dall'ultimo, bellissimo Qui- zàs, rivelazione dell'anno che ha ottenuto il secondo posto finale al Tenco nella categoria dei «migliori interpreti» (un piazzamento che Balestrieri aveva già conseguito con Il turco napoletano, a conferma di un estro imprevedibile e appassionante che lo caratterizza come autore e come interprete). Ci si diverte senza forzature o monotonia, in questo Quizàs, una vera girandola di umori e suoni, salti climatici e temporali. Ci sono diciotto brani e con svariate citazioni aggiunte, quasi che Balestrieri avesse deciso di fornire differenti assaggi delle sue molteplici passioni musicali e culturali, in passato sfociate in specifici progetti: «Un immaginario sonoro», ha spiegato, «western-mitteleuropeo-mediorientale... swingin'balkan twistin'blues». E così in Quizàs (che è anche il titolo di un brano messicano degli anni Quaranta divenuto uno standard tra i jazzisti) c'è spazio per Paolo Conte e Renato Carosone, Serge Gainsbourg e Brassens via De André, Tom Waits e la Grecia, il Kosovo e il Salento, Rosamunda e Cielito lindo... MariaRosaria Piscitelli Quizas Il capolavoro di Gerardo Balestrieri A circa tre anni di distanza da “Canzoni al crocicchio” torna con il suo quarto lavoro Gerardo Balestrieri. Si intitola “Quizàs” ed è il secondo disco dell’anno al premio Tenco 2013 per la sezione interpreti. Trent’anni di concerti vengono così racchiusi in 18 tracce in cui troviamo brani cantati in ben sei lingue, incorniciate da una ricerca sonora che va dal western all’immaginario multietnico, dallo swing al blues. Diciotto tracce che racchiudono una storia, che sia quella di Balestrieri o la nostra poco importa: “Quizàs” stesso è la storia. Memoria personale e collettiva, musica popolare e cantautorale si intrecciano e ritrovano grazie a ventisette melodie diverse eppure così unite tra loro. La nota finale di ogni traccia sembra semplicemente aspettare l’incipit di ogni nuovo brano. Ed ecco come, inspiegabilmente, ascoltare tutto d’un fiato queste reinterpretazioni ci fa ritrovare al centro di una magia senza trucchi da scoprire. Balestrieri rivela ciò che solitamente riteniamo ovvio e che invece tanto ovvio non è. La sua musica rievoca i nostri ricordi più nascosti, ci conduce per territori inesplorati che avevamo paura a percorrere da soli. Complici di questo incredibile interprete sono i grandi maestri: da Conte, De Andrè, Carosone fino ad arrivare a Waits e Gardel. Nessun brano è lasciato a caso e questo lo si capisce dall’ascolto della meravigliosa “Alle prese con una verde milonga”. Il segreto di quest’album può, secondo me, racchiudersi in una semplice parola: contaminazione. Al giorno d’oggi siamo bombardati da brani già sentiti, da melodie che rievocano altre melodie, da parole che danno vita ad altre parole. In questo caos musicale, emotivo, in questo disordine di memorie e suoni si fa spazio “Quizàs”. Un disco di cui tutti conoscono almeno venti tracce, un lavoro in cui ogni traccia torna ad essere un pezzo nuovo da scoprire. Ascoltare questo cd, che lo si faccia in macchina o con le cuffie da studio poco importa, vuol dire dedicare del tempo alla riflessione e al viaggio. Balestrieri si diverte a condurre anche l’ascoltatore più distratto da Buenos Aires ai Quartieri Spagnoli di Napoli, da Los Angeles alla famosa “Via dei Matti”. Il cantautore sussurra all’orecchio dei più attenti i segreti nascosti della sua opera e stupisce per la miriade di citazioni cinematografiche e musicali presenti in quelle che apparentemente sembrano “semplici note”. Ogni brano rasenta l’assoluta perfezione: c’è spazio solo per le emozioni. L’incanto non svanisce nemmeno durante il tempo d’attesa tra una traccia e l’ altra: anche il silenzio diviene espressione sonora. Un lavoro brillante, un disco che ricorda a tutti non solo da quale ricchezza musicale proveniamo, ma anche e soprattutto quanta ancora ne abbiamo da scoprire. L'INTERVISTA - Gerardo Balestrieri: "Quizas que..." di Elisabetta Di Dio Russo ... Gerardo Balestrieri appartiene a quel raffinato gruppo di artisti più inconsueti del panorama musicale italiano: poliedrico, polistrumentista, compositore, cantante... artista di quelli con la "A" maiuscola. Non sorprende che sia riuscito a realizzare un album piacevole e, leggero solo in apparenza, riuscendo a interpretare con grande originalità brani che hanno percorso epoche e che sono stati interpretati da diversi artisti nel corso della storia musicale. Come è possibile che possano convivere Tom Waits, Renato Carosone, Fabrizio De André, Paolo Conte insieme alla "Rosamunda" portata al successo (tra i tanti) anche dalla grandissima Gabriella Ferri? E come possono convivere pacificamente in un solo album lingue, stili e linguaggi musicali tanto differenti? Nel circo straordinario di Quizás c'è davvero posto per ogni stranezza ma, come per magia, appena le canzoni vengono sfiorate da Balestrieri le note di questo puzzle coloratissimo, si fondono in un caleidoscopio di straordinaria armonia. Un'armonia che ha portato l'album tra i finalisti per l'ambita Targa della prossima edizione del Premio Tenco. In questa intervista Gerardo Balestrieri racconta come è nata l'idea per realizzare Quizás. Il suo album è un omaggio alla "Musica" perché racchiude trent'anni di musica "buona". Trent'anni in cui non esistevano i talent scout televisivi e i reality musicali ma solo gli artisti veri. Come è nato "Quizás" e perché ha scelto proprio Quizás per dare il titolo all'album ? "Quizás" è un disco d’attesa, raccoglie trent’ anni di attività e guarda al futuro. E’ un percorso che parte dai matrimoni in Alta Irpinia-Basilicata- Puglia (il triangolo eolico) dove avevo introdotto Paolo Conte e Fabrizio De André in scaletta, e passa da Napoli al Piemonte, dalla Francia a Venezia e in altri luoghi vissuti e visitati. Sono canzoni che mi hanno sedotto e accompagnato. La scelta del titolo arriva dal mistero che questa parola ha in sé, “ Quizas…” Il mistero di tempi passati, odierni e soprattutto futuri. E il testo di questa canzone è per me un’ utopistica chimerica visione della vita. Nell'album lei rispolvera vecchi successi della musica nazionale ed internazionale: in che modo è avvenuta la scelta dei brani? La scelta dei brani, come la sequenza, son venute fuori pensando alla forma concerto. Un po' come stare sul palco, partire col passo swingato e salutare tutti con una verde milonga. Pur riproponendo brani senza tempo, che sono stati interpretati da diversi artisti nel corso degli anni, in "Quizás" lei ha dato, grazie alla sua personale interpretazione e ai nuovi arrangiamenti, una luce nuova a queste canzoni. Come ci è riuscito? Avevo una visione di queste canzoni e l’ ho trasferita prima nei live e poi in studio. Le ho incise come se fossero canzoni “mie”, assimilate e interpretate. "Quizás " contiene molta musica della tradizione di casa nostra ma anche di quella estera. Lei nel disco ha interpretato le canzoni in diverse lingue: francese, inglese, spagnolo napoletano (che, mi ha corretto un caro amico giornalista partenopeo, non è un dialetto bensì una lingua vera e propria). In che "lingua" si è divertito di più? In " Quizás", per quanto “povero” di mezzi (mi riferisco alla realizzazione), si riprende l’abbondanza. Diciotto tracce per ventisette brani e quindici estratti, registrato in sei giorni da sei musicisti. Per gioco e necessità ho suonato tanti strumenti, l’ ho prodotto, arrangiato, mixato e promosso per il Tenco. Riguardo le lingue mi son divertito con tutte. Non faccio caso alla lingua in sé, non perché sia esperto poliglotta, anzi! Vado incontro al suono e quando ad esempio trovo il greco misto al turco mi piace molto, esattamente come "l’incomprensibile” americano di Tom Waits. Lei ha iniziato la sua carriera artistica sotto una buona stella: mentre Sandro Pertini giocava a carte con Enzo Bearzot durante i memorabili mondiali di calcio che hanno fatto sognare gli italiani lei suonavi "Rosamunda" ai matrimoni. Che effetto le ha fatto riproporre questo brano sul suo album? La versione liscio punk di Rosamunda diverte da tempo chi la esegue ed il pubblico che balla scatenato. Così ho pensato di inciderla. La porto con me da quand’ero bambino, da quando anche il pallone era diverso con Bearzot. Adesso neanche di Pertini non ce ne son più! E' una canzone che ho suonato per anni ai matrimoni. Son cresciuto con “ la legge dell’ ultimo ballo “ che era ed è rappresentato con questa canzone di liberazione, cantata per la prima volta in Italia da Dea Garbaccio e incisa dall'orchestra Angelini nel 1945. Finalista per le Targhe Tenco 2013. Se l'aspettava? Non so, forse sì. Su due dischi presentati al Tenco entrambi sono arrivati secondi ("I nasi buffi e la scrittura musicale" nel 2007 e "Un turco napoletano a Venezia" nel 2009). Ho evitato con "Canzoni al Crocicchio" (2010) e ci riprovo quest’anno. Una targa è importante per un futuro con più visibilità. Questo disco mi auguro sia anche un viatico per le canzoni mie. Nel cassetto ne ho un bel po’, pronte per l’ incisione ma necessitano di una struttura dignitosa: dalla promozione, al booking ecc. Intanto si va avanti e Quizás che... CONTINUA QUI